Internet un far west

"Sbaglia, per ignoranza o per malafede, chi definisce internet un far west senza regole. Disperde energie chi si batte per replicare previsioni che già esistono e che potrebbero semplicemente applicate senza ricorrere alla demagogia e senza moltiplicare l’entropia legislativa. Perde un’opportunità di onorare la nostra democrazia chi si intestardisce a sostenere regolamenti destinati per banale evidenza tecnologica a non sortire effetto alcuno, quando non addirittura a far danni."

— Apogeonline » Internet non ha bisogno di quelle leggi

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Venezia, laboratorio digitale d’Italia

Il 3 luglio in laguna si inaugura il WiFi cittadino, prima tranche di un importante progetto di digitalizzazione delle comunicazioni e delle conoscenze. Un esempio di innovazione di sistema che potrebbe far del bene all’intero paese

Venerdì prossimo Venezia illuminerà ufficialmente col WiFi tutto il Canal Grande e molti altri luoghi strategici per la vita cittadina, comprese alcune zone di Mestre e parte del Lido. 

continua | http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/29/venezia-laboratorio-digitale-ditalia

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José Saramago parla del rifiuto della Einaudi

La casa editrice italiana Einaudi, proprietà di Silvio Berlusconi, non pubblicherà “Il quaderno” in quanto contiene critiche dirette al primo ministro italiano e magnate della comunicazione. Cosa ne pensa di questa decisione?
Prima o poi sarebbe dovuto accadere. Berlusconi è padrone e signore di Einaudi, era scontato che avrebbero preso una decisione contro l’impertinente scrittore che gli crea seccature. Bisogna ammettere che gli editori non potevano far altro che obbedire agli “ordini” del despota. I loro posti di lavoro sarebbero stati in pericolo se avessero deciso di pubblicare “Il quaderno”. Come minimo il giorno dopo si sarebbero ritrovati in mezzo a una strada.

Cosa accadrà con l’edizione italiana de “Il quaderno”?
“Il quaderno” sarà pubblicato in Italia dalla casa editrice Bollati Boringhieri che, grazie alla sua disponibilità, è diventata la mia nuova casa editrice. Per quanto riguarda Einaudi, non ho nulla contro gli editori, piuttosto contro il proprietario dell’azienda.

Come sta andando l’avventura da blogger che ha intrapreso lo scorso mese di settembre?
Meglio di quanto avrei potuto immaginare. Mi colpisce in particolare la velocità di risposta dei lettori e la sincerità che esprimono, come se fossimo tra colleghi…

Che sensazione prova nel vedere raccolti ne “Il quaderno” i testi che ha scritto per il suo blog?
Mi risulta un po’ strano. Io non stavo scrivendo un libro, ed ecco che il libro appare, fatto e finito come se fosse stato progettato. La sensazione è che un’altra persona, che non sono io, abbia scritto queste pagine. Anche se quando le leggo non solo le sento mie ma penso anche che, come ho scritto sulla quarta di copertina, abbiano in qualche modo illuminato il cammino di giorno in giorno.

Come blogger, che funzione attribuisce ad Internet nello scambio di opinioni? Ha cambiato idea sulla rete?
In questo momento credo che Internet abbia soltanto sfiorato la superficie di un auspicabile scambio di opinioni. Tutti credono di avere idee e rifiutano le gerarchie di pensiero che, lo vogliamo o no, esistono. La conclusione, quindi, è che tutto è uguale a tutto, si confondono i ruoli e il concetto di autorità. Ma si tratta di una confusione iniziale, il caos è un ordine da decifrare e anche in rete arriverà il giorno in cui si riuscirà a non confondere pan per focaccia.

via | http://www.booksblog.it

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45 siti da cui scaricare eBook gratis


ebook-reader
Spero di farvi cosa gradita condividendo questa lista di ben 45 siti da cui è possibile scaricare gratis eBook, libri in formato testuale e audioBook di tutti i tipi a partire da quelli tecnici e di informatica fino a quelli con racconti di fantascienza o testi classici.  Si tratta di motori di ricerca specializzati, siti ad hoc, community ed in altri casi di vere e proprie biblioteche online:

  1. ManyBooks
  2. BookCrossing
  3. LibraryElf
  4. Scribd
  5. Word Public Library
  6. Free Tech Books
  7. Bookins
  8. WellToldTales
  9. Wowio
  10. BizBooktalk
  11. MoochMuch
  12. CHMPDF
  13. Realtime Publishers
  14. FrugalReader
  15. TitleTrader
  16. ZunaFish
  17. SwapSimple
  18. SwapThing
  19. BookCart
  20. SF-Books
  21. PaperbackSwap
  22. PinkMonkey
  23. eBookWorld
  24. Flaxx
  25. Baen Library
  26. LibraryThing
  27. Online Books Page
  28. Podiobooks
  29. BookRags
  30. Technical Books Online
  31. ebookSearchr
  32. Internet Archive
  33. BookYards
  34. Memoware
  35. DocStoc
  36. Gutenberg Project Top 100
  37. BookMooch
  38. ebookSpyder
  39. Google Book Search
  40. Dwalin
  41. Free Computer Books
  42. Librivox
  43. CliffsNotes
  44. WIkibooks
  45. DailyLit

 

da Nothing2Hide di davide

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Perché internet cambierà tutto

il rapporto Wired-Cotec sulla cultura dell’innovazione in Italia, è diventato un libretto fuori commercio distribuito alla Giornata Nazionale dell’Innovazione. La prima copia è stata consegnata al presidente Napolitano. I dati fondamentali erano su Wired 4. Questa la prefazione.

E’ l’alba di un nuovo mondo, di una nuova Italia. Se alziamo lo sguardo possiamo già scorgerne i confini. E i futuri leader. Hanno meno di 24 anni, sono uno diverso dall’altro, hanno paure e speranze spesso contraddittorie. 
Vorrebbero cambiare tutto ma si muovono con una  prudenza che è già diffidenza; sono affascinati dal progresso ma pretendono di soppesare prima attentamente i rischi delle nuove tecnologie, senza deleghe in bianco a nessuno, nemmeno agli scienziati. Vorrebbero che a decidere fossero piuttosto ciascuno di loro e tutti assieme. I cittadini: questa è democrazia diretta. 
Sono divisi su  tanti temi come nucleare, Ogm, nanotecnologie, cellule staminali. Magari non ne sanno ancora abbastanza, l’informazione tradizionale non li soddisfa, anzi. Ma una cosa li unisce e li rende diversi. Quella cosa è internet. La passione per la Rete. 
In nessuna altra generazione questo sentimento è così forte, così netto. Se gli chiedete a cosa non potrebbero mai rinunciare per una settimana loro, gli under 24, non avrebbero dubbi. E scarterebbero la televisione, il cinema, la musica, i libri, i giornali e lo sport. Praticamente tutto, ma la rete no. A loro basta essere connessi. Dai 25 anni in su, nessun altro lo fa in Italia. Nessuno. E’ il mondo che conosciamo alla rovescia. Non è una distinzione. E’ una rivoluzione culturale. 
Per i più giovani internet non è solo mandare una mail o pagare una bolletta. E’ molto più di condividere dei byte. Quei files che cercano e si scambiano ogni giorno sono idee, passioni, progetti. Cose da fare assieme, per divertirsi certo ma anche per vivere un giorno in un mondo migliore. Perché la rete non è un passatempo per adolescenti ma la più grande piattaforma tecnologica che l’umanità abbia mai avuto, un posto dove collaborare anche con persone lontanissime per sognare imprese che da soli sarebbero impossibili. E dove le vecchie leggi che hanno regolato la nostra economia e remunerato la creatività non esistono più. Infatti in questo nuovo mondo i contenuti dovrebbero circolare gratuitamente perché quando aumentano la cultura e la conoscenza ci guadagnano tutti. 
I nativi digitali magari queste non lo sanno ancora, ma le hanno già intuite, se le portano dentro come valori. Sfogliando i dati del primo rapporto Wired Cotec sulla cultura dell’innovazione fra gli italiani, il dato più forte è proprio questo: il digital divide in Italia non è più o non è solo un fatto infrastrutturale, di banda larga e vecchie reti telefoniche da aggiornare. E’ un fatto generazionale, fra chi ha capito le potenzialità della Rete e chi no. 
Ne sentiremo parlare di questa generazione. Cambierà il nostro futuro. In meglio.

Riccardo Luna

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Internet e l’informazione

tv
Internet, in quanto divulgatore di informazioni, ha possibilità ben maggiori della mai troppo venerata televisione.

Ebbene sì:  qui da noi la magica scatola che oggi, purtroppo, ricopre sempre più il ruolo di “educatore” fra i giovani è giunta solo alla fine degli anni ‘50 del ‘900. La società europea si stava rapidamente rialzando dagli orrori della guerra, contribuendo a creare quello che in Italia sarà chiamato il “boom economico” (o “miracolo economico”). Tempi in cui, appunto, la gente si riuniva nei bar o casa di amici per vedere tutti insieme la televisione ed assistere agli spettacoli.
Ma, oltre ad essi, il mitico apparecchio offriva anche, più volte al giorno, una serie di notizie del giorno (il telegiornale, appunto), che per molti anni è stato uno dei più efficaci mezzi di informazione (forse ancora più dei giornali, in quanto chi lavorava non aveva voglia o tempo di leggere le notizie, preferendo vederle sul piccolo schermo, corredate da immagini).

Oggi, qualcosa è cambiato. Oggi c’è Internet. Le notizie possono venire realmente aggiornate in tempo reale, e da moltissime fonti. Senza contare che ognuno può dire liberamente la sua, permettendo al lettore di leggere più versioni della stessa notizia, addirittura commentandole o discutendone con altri utenti.
La televisione perde quindi non solo punti per quanto riguarda la velocità di trasmissione, ma anche, da un certo punto di vista, come credibilità, soprattutto ora, quando l’Italia è stata declassata da “Paese libero” a “Paese parzialmente libero” da Freedom House.
Internet sembra quindi lo strumento più semplice, rapido e diretto per garantire alle persone un’informazione libera, e facendone trarre agli stessi lettori le conclusioni.

via | http://www.citynewsonline.org/

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Frammenti di un discorso amoroso per internet

Questi sono gli appunti per un discorso. Che forse farò domani. Se sarà il caso, se ci sarà l’aria giusta, la gente giusta. O forse il discorso resterà qui. Un modo per mettere in fila pensieri e timori, progetti e speranze. Che riguardano internet.

Perché io amo internet. Non sembri velleitario o esagerato. Se oggi mi chiedessero a quale strumento di comunicazione non potrei mai rinunciare fra giornali, radio, tv e internet, io, che di comunicazione vivo, non avrei dubbi.  Internet. 

Anche se sono fra quelli che ancora hanno un rapporto fisico, quasi feticistico con la carta stampata (colleziono giornali antichi o storici e i più belli li trovate incorniciati nel corridoio di casa mia).

Ma Internet è un’altra cosa. La potenza del mezzo è ineguagliabile. Racchiude insieme le potenzialità della radio, della tv e della stampa. Aggiunge a tutto questo la ricerca personalizzata, con archivi praticamente infiniti e velocità di risposta supersoniche. E soprattutto, ora che c’è il web 2.0, aggiunge in tempo reale il feedback di chi sta dall’altra parte, consentendo l’avvio di una conversazione. Un dialogo. Da pari a pari. Peer to peer. Che altro volere?

Internet poi, in quanto piattaforma di comunicazione, anzi, “la più grande piattaforma di comunicazione che l’umanità abbia mai avuto” come dice Cory Doctorow, è una straordinaria opportunità per l’economia: 

per le aziende e i consumatori perchè migliora i servizi, migliora i prodotti, e fa un miracolo, riduce insieme i costi e i prezzi aumentando i profitti. 

e per i privati, perché consente di cercare lavoro ovunque, mettendosi in vetrina o entrando in contatto senza la classica lettera imbustata; ma consente anche di inventarselo, un lavoro. Non bisogna sapere di informatica per inventarsi un servizio nuovo da fare con la rete. Aprire un negozio virtuale è molto più facile e meno costoso che con un negozio reale. 

Ma anche qui, la differenza fra reale e virtuale io non la vedo più da tempo. Sono reali tutti e due. Solo che il secondo ha molto più futuro.

Internet, lo dico sapendo come suoni roboante e quindi eccessivo, è un patrimonio dell’umanità. 

Se oggi dovessi buttare giù i punti di un manifesto, come qualche amico che mi sopravvaluta mi suggerisce di fare, inizierei così

Internet è un patrimonio dell’umanità. 

Dovrebbe occuparsene l’Unesco per tutelarla.

Internet è la speranza di parlarsi e capirsi fra popoli lontani, superando odi e pregiudizi, 

Internet è la possibilità di uscire dalla povertà per i paesi in fondo alle classifiche di reddito, grazie a nuovi modelli di business.

Internet è l’obiettivo di una democrazia più giusta e partecipata per tutti. 

Ma oggi internet in Italia è visto come una minaccia e non come una risorsa. Un pericolo e non una opportunità di crescita. 

E’ il luogo della pornografia, della pedofilia, dove stanno i gruppi di mafiosi e quelli che vogliono uccidere Saviano. E’ un posto di pirati che beffano il diritto d’autore facendo saltare le aziende discografiche, editoriali e cinematografiche. 

Non sto esagerando. Per la politica italiana questo è oggi internet. E lo stesso vale per la comunicazione. Oggi per fare notizia su internet devi parlarne male. Annunciare un provvedimento restrittivo, punitivo. Inventare un allarme sociale. 

(L’altro giorno un amico ha voluto fare un prova e ha lanciato una fantomatica giornata senza internet promossa da un comitato contro la net dipendenza. La bufala in poche ore è finita sulla home page dell’Ansa tra le notizie più importanti. Ci vuole poco a fare notizia parlando male della rete).

Ma intanto se la prendono con i gruppi proRiina su Facebook come se il problema fosse la rete. E non il fatto per esempio che nella vita reale esiste la mafia. Che a Casal di Principe davvero in tanti vorrebbero vedere Roberto Saviano morto. Davvero, non su Facebook dove peraltro trovare e punire questi criminali è facile facile. Si individua l’IP, l’indirizzo del computer che ha aperto la pagina incriminata, e si trova il colpevole. Finito. 

Battere la mafia è molto più difficile, forse per questo la politica si accontenta di battere Facebook. O youTube.

Con l’aiuto di un po’ di amici che da sempre si occupano di questi temi, ho provato a mettere ordine in quello che sta succedendo. E ho stilato questo elenco, provvisorio perché quasi ogni giorno si allunga.

1) La settimana prossima la Camera dei deputati esamina il decreto sicurezza già approvato al Senato. Quello delle ronde e dei medici che possono denunciare i clandestini. Naturalmente c’è un articolo su internet. Il 60, frutto dell’emendamento del senatore Udc D’Alia. In sostanza mette internet, anzi gli internet provider, sotto il controllo diretto del ministero dell’interno e non della magistratura. Se passerà, e io spero con tutto il cuore che venga ritirato, spetterà al ministro stabilire se ci sono pagine che istigano alla violenza o alla delinquenza e ordinare la cancellazione della pagina e la chiusura del sito. Teoricamente basta un commento violento in un blog. O un post che inviti a non pagare il canone Rai. E il tutto lo decide il governo non un magistrato. Questo apre un problema di controlli preventivi gigantesco: chi lo fa il monitoraggio in tempo reale di tutto quello che viene uplodato sulla rete? E apre un problema di criteri non meno importante: una pagina per inneggiare a Mussolini, per esempio, si può fare o no? Vale la Costituzione o la sensibilità del governo in carica? 

2) In aula sta per arrivare la proposta di legge Carlucci, che vieta i contenuti anonimi in rete. Su come sia nata, sono stati scritti infiniti post. Una proposta antipirateria spacciata per antipedofilia scritta di nascosto dal presidente dell’associazione di categoria dei video. 

3) Depositata anche la proposta Barbareschi che punisce col bando da internet chi  scarica contenuti non rispettando il diritto d’autore. 

4) E’ atteso il deposito della proposta di legge contro i siti che inneggiano ad anoressia e bulimia (sarebbero nientemeno che 300 mila).

5) Il Comitato antipirateria di palazzo Chigi ha esaurito il suo giro di consultazioni e dovrebbe presentare una proposta per  eliminare il fenomeno della pirateria. Non c’è da stare ottimisti a leggere i resoconti perché il presidente del comitato, Mauro Masi, quando parla  mette assieme le borse finte di Vuitton vendute sotto il Duomo, le magliette Lacoste taroccate e lo scarico di un file mp3. Arrivando ad una cifra, quella del danno da pirateria, che è dieci volte quella stimata negli Usa. Stiamo esagerando?

6) Il ministero dell’Interno sta trattando con Skype per farsi dare la chiave per intercettare anche le telefonate Voip.

7) Infine il ministero della Giustizia ha annunciato un provvedimento per mettere sotto controllo i siti tipo youTube. “E’ difficile ma ci stiamo lavorando” ha garantito il ministro in un incontro con degli studenti.

Il problema non è difendere l’illegalità, ma capire cos’è davvero la rete. E non è un problema solo italiano. In Francia si parla e si litiga sulla cosiddetta legge three strikes, che dovrebbe ispirare la nostra legge antipirateria. Giovanni de Mauro sull’ultimo Internazionale ha raccontato un episodio illuminante. Una lezione, come la chiama lui. Lo cito integralmente. 

“Che sia possibile nel 2009 far votare ai parlamentari, di destra e di una parte della sinistra, una legge indegna come quella oggi in discussione è un ulteriore segno che le elite politiche ed economiche di questo paese non capiscono nulla di giovani, di tecnologia e di cultura”… Sono le parole di Jaques Attali, intellettuale ed economista, a lungo consigliere di Mitterand. Nel suo blog Attali ha attaccato il progetto di legge che vuole impedire il download gratuito di musica e film. L’ha definito “scandaloso e ridicolo”. perché applica una norma sul diritto d’autore che risale al diciottesimo secolo. Bisogna trovare nuovi modi. Nei commenti al suo post un anonimo lettore ha scritto: “Sono un musicista indipendente, lei avrà l’autorità morale per dare lezioni sulla gratuità, solo quando avrà messo gratis su internet tutti i suoi libri”. Il giorno dopo Attali l’ha fatto: i 50 saggi che ha scritto negli ultimi trent’anni, sono online a disposizione di tutti”.

Ultima arriva l’Inghilterra dove il governo vuole avviare un monitoraggio di tutte le conversazioni sui social network, costringendo i siti a tenerne memoria per due anni. 

Ma io dico: con la crisi che sta mettendo in ginocchio un sistema e un modello, non solo economico, ma culturale, non abbiamo niente di meglio da fare? Strano che nell’anno in cui gli Stati Uniti sono governati dal primo presidente wired della storia, eletto anche grazie a internet, qui si alzino barricate. Invece di investire. Come ci avevano promesso. Qualche anno fa un partito politico nostrano fece delle tre i l’asse della sua vincente campagna elettorale: inglese, impresa e internet. Dell’inglese si sono perse le tracce, le imprese non so, ma internet invece qui pare che lo vogliano chiudere. O depotenziare. Quando invece ci sarebbe bisogno di un vero piano di investimenti. Per esempio dare un computer per ogni studente, magari in leasing, e poi una rete a banda larga per tutti, tariffe accettabili, neutralità della rete. Ci sarebbe bisogno di qualcuno che capisse che Internet è l’opportunità per far entrare l’Italia e gli italiani nel futuro. Non scatenare inutili allarmi sociali. 

Allora che fare? Iniziare a dirlo. Io amo internet. In ogni occasione.     Sui nostri blog, ma anche nei convegni, nelle occasioni pubbliche. E organizzarsi. Per farci sentire. Oggi sulla rete si parla quasi solo di questo. Eppure sui giornali, sulle radio e sulle tv questo tema è assente. Dobbiamo farci sentire, far capire che la rete è importante.  Perché magari, è la tesi di qualcuno, non sono cattivi quelli che legiferano. Sono solo ignoranti. Non sanno di non sapere. 

Qualche giorno fa con alcuni amici ci siamo visti a cena per iniziare a parlare di queste cose. Ne è nato un gruppo di discussione di google, un sito internet, un logo. Ancora nulla. Ma sarebbe bello se questa cosa potessa crescere, con il passaparola, proprio come avviene sulla rete per le cose che funzionano. E potesse diventare così forte da far sentire la sua voce. E far far a tutti un passo avanti. E alle leggi sbagliate o frettolose che stanno discutendo, un passo indietro.   

Chiudo con una frase che ho letto in una intervista un paio di mesi fa: “La più grande invenzione del secolo scorso? E me lo chiede? Internet”. Non lo ha detto un pericoloso blogger o un pirata, ma Rita Levi Montalcini. 

di riccardo luna 

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