Paul Ginsborg

«Berlusconi ha cambiato gli italiani. Ha offerto loro un modello di libertà negativa: tutti liberi da ogni interferenza, dallo Stato, dalle tasse. Lui ha parlato al familismo e all’individualismo, con la tv commerciale ha coltivato l’idea forte di perseguire la via del consumo e della ricchezza. Questo modello non va via domani mattina perché è radicato ed è la versione estremizzata di un trend che è presente in gran parte dell’Europa».

Intervista a Paul Ginsborg - l'Unità

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Ascoltaci, Bersani: quella è la tua gente

Non ho votato Bersani segretario, ma Bersani è certamente un segretario di tutto rispetto. Ha il curriculum giusto, il piglio, l’autorevolezza e il timbro vocale. Perfino quell’accento, che parla di Emilia rossa e Romagna nazional popolare, sono perfetti per il ruolo. E se mette in fuga un po’ di «folgorati sulla via del Vaticano», per me va benissimo. Di più: penso che si può fare un po’ di strada insieme. Noi, cittadini attenti e probi, preoccupati per lo stato in cui versa la democrazia nel nostro Paese e loro, dirigenti e militanti del maggiore partito di opposizione al Governo che è responsabile di questa deriva. Non ci aspettiamo di essere festeggiati (non lo faceva neanche il Pci buon’anima, quando gli portavamo, anni fa, critiche severe, ma anche idee e voti), ma considerati sì. È chiedere troppo? No. Allora: ascoltaci, Bersani. La manifestazione del 5 dicembre, con quel titolo , «No Berlusconi day», che richiama uno stile, ne convengo, un tantino «qualunque», è, tuttavia, una manifestazione sacrosanta. Esprime un rifiuto netto verso l’operato di un uomo che da troppi anni si fa beffe delle regole, impone la sua sottocultura maschilista e arretrata, condiziona l’informazione l’economia e la politica esercitando un dominio, inaccettabile, su troppa parte dei mezzi di comunicazione, usa la sua ricchezza d’incerta provenienza per schiacciare ogni possibile pluralismo. Ma esprime anche, e non è secondario, un grido di dolore spontaneo, collettivo, che nasce dal basso e si diffonde in rete. Ascoltaci, Bersani: quella è la tua gente. Anche se magari vota Di Pietro, anche se ha simpatia per Beppe Grillo, anche se non ha più simpatia per nessuno e riesce soltanto a gridare: «basta», al colmo dell’avvilimento e della delusione. Vacci, in mezzo a questa gente, Bersani. È lì la massa. O non ve ne frega più niente di essere un Partito di Massa?

Lidia Ravera
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In Italia si sta meglio! Non rompete piu’ i coglioni.

Incredibile ma vero, ci lamentiamo dalla mattina alla sera di come vanno le cose in Italia. Facciamo proprio schifo. Siamo in fondo alle classifiche per quanto riguarda burocrazia, liberta’ di informazione, corruzione, crisi economica, crisi della ricerca scientifica, crisi della scuola, ingerenza della chiesa nella politica. E’ difficile trovare anche una persona di destra che sia contenta per come vanno le cose.
Ma alla fin fine, bisogna ammettere che il sistema Italia e’ il migliore del mondo dal punto di vista degli indicatori del benessere reale.
Pare incredibile ma e’ cosi’. Ce lo dicono le statistiche piu’ inoppugnabili: nel 2007 l’Italia ha raggiunto la longevita’ dei migliori paesi del mondo, Svezia e Svizzera: 78,6 anni per gli uomini, e 84,1 anni per le donne, in aumento rispettivamente di 0,3 e 0,2 anni sul 2006 (www.partitodemocratico.it).
Il Trentino e l’Umbria battono Svezia e Svizzera alla grande e Como si piazza a vertici da record con 83 anni e mezzo di sopravvivenza media. 
Ma non solo viviamo a lungo, siamo anche contenti! L’Italia e’ tra i paesi industrializzati nei quali il suicidio e’ piu’ raro. E nel 2007 i suicidi sono anche diminuiti rispetto al 2006. 
Secondo Focus (novembre 08) i suicidi in Italia sarebbero 7,1 ogni 100.000 abitanti, in Francia 18, in Austria 17,9, in Svizzera 17,4, in Giappone 24, in Russia 34.
In questo campo battiamo anche la Svezia dove i suicidi sono la prima causa di morte tra i giovani.
Quindi state contenti. Viviamo nel miglior paese del mondo. Sguazzare nella merda e nella corruzione ci piace.
Ma, mi raccomando, non smettete di lamentarvi: fa bene alla salute e allo spirito!

Jacopo Fo

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Mamma Rai "scarica" la squadra di report

MAMMA RAI “SCARICA” LA SQUADRA DI REPORT. La notizia è sconcertante: mamma Rai non garantisce più ai giornalisti di Report la copertura legale. Che storia è questa?! Roba da paralizzare anche i professionisti più coraggiosi! Significa che gli inviati di Milena Gabanelli, da sempre attivi nel denunciare le illegalità e i soprusi che ci circondano, dovranno provvedere di tasca propria alle spese legali cui, da bravi inchiestisti, vanno continuamente incontro.

Sabrina Giannini, Sigfrido Ranucci, Stefania Rimini e gli altri giornalisti diReport dedicano i 3/4 della propria esistenza a ricerche scrupolose: viaggiano in lungo e in largo per arrivare alla verità e rivelarla al pubblico a casa. Scoprono traffici loschi e furti che spesso avvengono sotto i nostri occhi. Smascherano impostori, sfruttatori e tutto questo per offrire un servizio alla gente. Fare del bene, si potrebbe dire, ma non facciamo retorica inutile: non si può ignorare che la squadra di Report svolge un compito importante, che dovrebbe essere tra le mission del servizio pubblico.
La Rai, invece, se ne lava le mani, rivelando un atteggiamento assai pericoloso. La terza rete non ha ancora un direttore; l’inizio di 
AnnoZero viene rimandato di settimana in settimana perchè i contratti per la redazione del programma non sono pronti; il Tg1 di Minzolini viene continuamente accusato di strizzare l’occhio alla maggioranza, nascondendo gli scandali che hanno travolto il Premier.
E’ questo il servizio pubblico che ci meritiamo? Non voglio crederlo. Soprattutto, mi rifiuto di pensare che la tv di Stato sia per le forze politiche - tutte - solo un esercizio di potere. Per i nostri rappresentanti non conta offrire prodotti di qualità, che rendano effettivamente un servizio al pubblico, ma, ancora una volta, accaparrarsi il maggior numero di poltrone. 
Che brutta televisione! 

televacation: MAMMA RAI “SCARICA” LA SQUADRA DI REPORT.

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Venezia perde un abitante al giorno

I numeri scritti in rosso, rosso come l´allarme che sta suonando in città, scorrono sul tabellone luminoso che hanno messo nella vetrina di una farmacia tra le aspirine e i pannoloni. I veneziani che passano ci buttano sempre un occhio. Perché la cifra scritta sul tabellone diminuisce costantemente. Meno uno quasi ogni giorno che passa. Si misura la temperatura della città all´antica farmacia «Morelli» di campo San Bartolomio, ai piedi del ponte di Rialto, davanti alla statua di papà Goldoni. E il termometro segna febbre alta. Perché il «contatore della popolazione» aggiorna in tempo reale il numero degli abitanti rimasti nel centro storico. Sempre di meno. Adesso sono 60.052. Il numero più basso della sua storia. La città che fu dei Dogi sta inesorabilmente scivolando sotto la soglia dei 60mila, ritenuta la quota minima vitale per potersi considerare ancora una città e non solo un baraccone per turisti. Continua a leggere...

 

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Fatalità!

“Il mondo e’ tutto un disastro:
crollano i soffitti, crolla la Borsa, 
ma nessuno ne ha colpa, e’ fatalita’! 
In Iraq c’e’ petrolio a volonta’ 
Una guerra scoppia
Nessuno ne ha colpa, 
La ragione non si sa, e’ fatalita’!
Nei mercati del mondo intero
crolla il dollaro,
pare un cimitero,
le banche vanno in fallimento,
ma, per favore, nessun lamento, e’ fatalita’!
No, nessuno ha speculato 
Nessuno ha truffato con azioni fasulle 
dette derivati 
si, ci son stati milioni di rovinati,
ma perché son cosi’ avventati?
Nessuno ne ha colpa, e’ fatalita’!
Ora bisogna unirsi nella solidarieta’ 
e aiutare le banche che stanno fallendo.
Si’, proprio quelle che hanno tirato il bidone 
E vi hanno fottuti.
A loro vanno i nostri aiuti
Anche voi volete un soccorso?
Essere aiutati?
Ci spiace, ma i soldi son finiti
Sono gia’ stati impegnati per sostenere la pace,
la pace tanto ambita,
purtroppo guerreggiata.”

Dario Fo - 27 novembre 2008

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Secondo Umberto Eco gli Italiani sono il problema dell’Italia e non Berlusconi

Il principale problema dell’Italia sono gli Italiani che votano per Silvio Berlusconi e non quest’ultimo, ritiene il celebre scrittore Umberto Eco che li invita a reagire per non ritrovarsi in una situazione simile a quella vissuta sotto il fascismo.

“Silvio Berlusconi non è il problema italiano. La storia è ricca di avventurieri, non privi di carisma, con un debole senso dello Stato ma con un senso molto sviluppato dei propri interessi, che hanno desiderato instaurare un potere personale aggirando i parlamenti, i magistrati e le costituzioni”, scrive il grande intellettuale italiano nel settimanale di sinistra, L’Espresso.

“Visto che la società glielo permette, perché prendersela con questi uomini e non con la società stessa che li ha lasciati fare?”, continua l’autore del famoso “Il nome della rosa”.

Per Eco, “è quindi inutile prendersela con Berlusconi che non fa che il suo mestiere. È la maggioranza degli Italiani che ha accettato il conflitto d’interessi” di cui è responsabile il capo del governo, nonché proprietario dell’impero Fininvest, che controlla in particolare il gruppo televisivo Mediaset.

Nel settimanale di sinistra, lo scrittore denuncia in Italia una “società malata” e difende la libertà di stampa, minacciata, secondo lui, da un progetto di legge che prevede multe salate in caso di articoli su inchieste o processi in corso.

“Nelle democrazie solide non è necessario difendere la libertà di stampa perché nessuno si sogna di limitarla”, scrive.

Ma perché lanciare questo grido d’allarme se la società italiana non si sente chiamata in causa, si chiede Umbero Eco.

“È molto semplice. Nel 1931 il fascismo aveva imposto ai professori universitari -1.200 all’epoca- un giuramento di fedeltà al regime. Solo 12 si rifiutarono e persero il posto. Potrebbe essere che i 1.188 rimasti avessero ragioni onorevoli. Ma i 12 che hanno detto no hanno salvato l’onore dell’università e, in definitiva, l’onore del paese”, sottolinea Umberto Eco.

“Ecco perché bisogna dire no a volte”, conclude lo scrittore che si dice “pessimista” e considera che il suo intervento “non servirà a niente”.

fonte | http://www.lepoint.fr/actualites-monde/2009-07-10/les-italiens-sont-le-probleme-de-l-italie-pas-berlusconi-selon/924/0/360452

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Io, italiano e cristiano, mi vergogno del pacchetto sicurezza


Padre Alex Zanotelli

di Alex Zanotelli

Mi vergogno di essere italiano e di essere cristiano. Non avrei mai pensato che un paese come l'Italia avrebbe potuto varare una legge così razzista e xenofoba. Noi che siamo vissuti per secoli emigrando per cercare un tozzo di pane (sono 60 milioni gli italiani che vivono all'estero!), ora infliggiamo agli immigrati, peggiorandolo, lo stesso trattamento, che noi italiani abbiamo subito un po' ovunque nel mondo. Questa legge è stata votata sull'onda lunga di un razzismo e di una xenofobia crescenti di cui la Lega è la migliore espressione. Il cuore della legge è che il clandestino è ora un criminale. Vorrei ricordare che criminali non sono gli immigrati clandestini ma quelle strutture economico-finanziarie che obbligano le persone a emigrare. Papa Giovanni XXIII nella "Pacem in Terris" ci ricorda che emigrare è un diritto.

Fra le altre cose la legge prevede la tassa sul permesso di soggiorno (gli immigrati non sono già tartassati abbastanza?), le ronde, il permesso di soggiorno a punti, norme restrittive sui ricongiungimenti familiari e matrimoni misti, il carcere fino a 4 anni per gli irregolari che non rispettano l'ordine di espulsione ed infine la proibizione per una donna clandestina che partorisce in ospedale di riconoscere il proprio figlio o di iscriverlo all'anagrafe. Questa è una legislazione da apartheid, che viene da lontano: passando per la legge Turco-Napolitano fino alla non costituzionale Bossi-Fini. Tutto questo è il risultato di un mondo politico di destra e di sinistra che ha messo alla gogna lavavetri, ambulanti, rom e mendicanti. Questa è una cultura razzista che ci sta portando nel baratro dell'esclusione e dell'emarginazione.

Questo rischia di svuotare dall'interno le garanzie costituzionali erette 60 anni fa - così hanno scritto nel loro appello gli antropologi italiani - contro il ritorno di un fascismo che rivelò se stesso nelle leggi razziali». Vorrei far notare che la nostra Costituzione è stata scritta in buona parte da esuli politici, rientrati in patria dopo l'esilio a causa del fascismo. Per ben due volte la Costituzione italiana parla di diritto d'asilo, che il parlamento non ha mai trasformato in legge.

E non solo mi vergogno di essere italiano, ma mi vergogno anche di essere cristiano: questa legge è la negazione di verità fondamentali della Buona Novella di Gesù di Nazareth. Chiedo alla Chiesa italiana il coraggio di denunciare senza mezzi termini una legge che fa a pugni con i fondamenti della fede cristiana.

Penso che come cristiani dobbiamo avere il coraggio della disobbedienza civile. È l'invito che aveva fatto il cardinale R. Mahoney di Los Angeles (California), quando nel 2006 si dibatteva, negli Stati Uniti, una legge analoga che definiva il clandestino come criminale. Nell'omelia del Mercoledì delle Ceneri nella sua cattedrale, il cardinale di Los Angeles disse che, se quella legge fosse stata approvata, avrebbe chiesto ai suoi preti e a tutto il personale diocesano la disobbedienza civile. Penso che i vescovi italiani dovrebbero fare oggi altrettanto.

Davanti a questa legge mi vergogno anche come missionario: sono stato ospite dei popoli d'Africa per oltre 20 anni, popoli che oggi noi respingiamo, indifferenti alle loro situazioni d'ingiustizia e d'impoverimento.

Noi italiani tutti dovremmo ricordare quella Parola che Dio rivolse a Israele: "Non molesterai il forestiero né l'opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d'Egitto" (Esodo 22,20)».

via | http://www.dazebao.org

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Il ritratto di Lenin


L’Unità (2 luglio 2009) prosegue con la riedizione degli indimenticabili corsivi di Mario Melloni. Questo uscìla prima volta nel novembre 1969

«Romanoff ha portato al congresso un bel regalo: un ritratto di Lenin. Da ricordare che un medaglione di Lenin fu il regalo che Ponomariov portò ai comunisti italiani al XII congresso di Bologna. Una vera mania». 

Leggevamo ieri questa breve nota nella cronaca dell’inviato del «Resto del Carlino» al congresso della Cgil di Livorno: Romanoff è il delegato sovietico all’assise livornese e quando è venuto il momento di porgere il suo saluto ai congressisti, come hanno fatto, a turno, gli altri delegati stranieri, ha offerto in omaggio alla presidenza del congresso un ritratto di Lenin. Di qui le ironie del giornalista bolognese. 

Ma ci deve essere, nel nostro valoroso Collega, qualche difetto di informazione. Questo Lenin è un personaggio abbastanza conosciuto nella storia del movimento operaio internazionale. 

Certo, non era un sindacalista, nel senso stretto della parola, ma gli accadde più volte, sia pure frettolosamente perché aveva molto da fare, di occuparsi di lavoratori, così quando i sovietici si recano ad assistere a qualche congresso politico o sindacale nel mondo, gli viene in mente di portare in omaggio un ritratto di Lenin. 

Naturalmente, sarebbe gradita una riproduzione della torre Eiffel o del Ponte dei sospiri, per non parlare del Colosseo in alabastro, ma l’immagine di Lenin ha, per gli operai, una potenza evocativa che non sprigiona, per esempio, il Duomo di Milano anche se pazientemente riprodotto in mollica di pane. Quando i lavoratori si ritrovano davanti alle sembianze di Lenin dicono tra di sé: «Questo qui ci ricorda qualche cosa», e gli prudono le mani fino al punto di fargliele stringere a pugno. 

Vede, egregio Collega, i socialisti veri di tutto il mondo contano molto su questi pugni, e Lenin, per combinazione, è il maggiore tra coloro che li hanno inventati. 

Così, finché ci sarà bisogno che i lavoratori stiano svegli, sì battano e non mollino, si troverà sempre qualcuno che regalerà loro un ritratto di Lenin. 

Mentre se si vorrà che dormano e si facciano infinocchiare, lo capiremo subito quando, gli porteranno in dono un busto dell’onorevole La Malfa. 

Autore: Fortebraccio - Da l’Unità del 24 settembre 1969 
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