Diario...

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La voce fuori campo

Quando il bambino era bambino, se ne andava a braccia appese. Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare. Quando il bambino era bambino, non sapeva d’essere un bambino. Per lui tutto aveva un’anima, e tutte le anime eran tutt’uno. Quando il bambino era bambino, su niente aveva un’opinione: non aveva abitudini, sedeva spesso a gambe incrociate e di colpo sgusciava via. Aveva un vortice tra i capelli, e non faceva facce da fotografo. […] Quando il bambino era bambino, per nutrirsi gli bastavano pane e mela, ed è ancora così. Quando il bambino era bambino le bacche gli cadevano in mano, come solo le bacche sanno cadere; ed è ancora così. Le noci fresche gli raspavano la lingua, ed è ancora così. A ogni monte sentiva nostalgia di una montagna ancora più alta, e in ogni città sentiva nostalgia di una città ancora più grande; e questo è ancora così. Sulla cima di un albero prendeva le ciliegie tutto euforico, com’è ancora oggi. Aveva timore davanti a ogni estraneo, e continua ad averlo. Aspettava la prima neve, e continua ad aspettarla. Quando il bambino era bambino lanciava contro l’albero un bastone, come fosse una lancia, che ancora continua a vibrare…


Il cielo sopra Berlino (1987)

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Novembre...

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Rat Man

“Ogni mattina, ci viene offerta l’occasione di cambiare la nostra vita. Per questo mi alzo tardi.”
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Il libro

Il libro - sia romanzo saggio o poesia - deve coinvolgere al massimo l’intelligenza e la sensibilità del lettore. Quando in un libro, di poesia o di prosa, una frase, una parola, ti riporta ad altre immagini, ad altri ricordi, provocando circuiti fantastici, allora, solo allora, risplende il valore di un testo. Al pari di un quadro scultura o monumento quel testo ti arricchisce non solo nell’immediato ma ti muta nell’essenza.

Giulio Einaudi (1912-1999), editore italiano
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Autunno...

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Un amore felice

Un amore felice. E’ normale?
e’ serio? e’ utile?
Che se ne fa il mondo di due esseri
che non vedono il mondo?

Innalzati l’uno verso l’altro senza alcun merito,
i primi qualunque tra un milione, ma convinti
che doveva andare cosi’ - in premio di che? Di nulla;
la luce giunge da nessun luogo -
perche’ proprio su questi, e non su altri?
Cio’ offende la giustizia? Si.
Cio’ offende i principi accumulati con cura?
Butta giu’ la morale dal piedistallo? Si’, infrange e butta giu’.

Guardate i due felici:
se almeno dissimulassero un po’,
si fingessero depressi, confortando cosi’ gli amici!
Sentite come ridono - e’ un insulto.
In che lingua parlano - comprensibile all’apparenza.
E tutte quelle loro cerimonie, smancerie,
quei bizzarri doveri reciproci che s’inventano -
sembra un complotto contro l’umanita’!

E’ difficile immaginare dove si finirebbe
se il loro esempio fosse imitabile.
Su cosa potrebbero contare religioni, poesie,
di che ci si ricorderebbe, a che si rinuncerebbe,
chi vorrebbe restare piu’ nel cerchio?

Un amore felice. Ma e’ necessario?
Il tatto e la ragione impongono di tacerne
come d’uno scandalo nelle alte sfere della Vita.
Magnifici pargoli nascono senza il suo aiuto.
Mai e poi mai riuscirebbe a popolare la terra,
capita, in fondo, di rado.

Chi non conosce l’amore felice
dica pure che in nessun luogo esiste l’amore felice.

Con tale fede gli sara’ piu’ lieve vivere e morire.

W.Szymborska

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Sss...

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Carlo Fava

Ci sono perdite di sangue 
e poi ci sono perdite di tempo,
ci sono perdite di gioco che si piange 
e qualche volta brutte perdite di senso.

E poi ci siamo noi che ci perdiamo irrimediabilmente;
e irrimediabilmente ci perdiamo in niente.


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Chi sono?

Son forse un poeta? 
No, certo. 
Non scrive che una parola, ben strana, 
la penna dell’anima mia: 
«follia». 
Son dunque un pittore? 
Neanche. 
Non ha che un colore 
la tavolozza dell’anima mia: 
«malinconia». 
Un musico, allora? 
Nemmeno. 
Non c’è che una nota 
nella tastiera dell’anima mia: 
«nostalgia». 
Son dunque… che cosa? 
Io metto una lente 
davanti al mio cuore 
per farlo vedere alla gente. 
Chi sono? 
Il saltimbanco dell’anima mia. 

Aldo Palazzeschi
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