Visioni (verticalità rispetto a cosa?)
L’oscurità in cui si svegliava in quelle notti era cieca e impenetrabile.
Un’oscurità che faceva male alle orecchie a forza di ascoltare.
Spesso non poteva fare a meno di alzarsi. Non un suono oltre al vento fra
gli alberi nudi e anneriti.
Si alzò in piedi e rimasi lì, vacillante in quel buio freddo e autistico, le braccia
tese per mantenersi in equilibrio mentre calcoli vestibolari in corso nel suo
cervello sfornavano risultati.
Una vecchia storia. Inseguire la verticalità.
Si addentrò nel nulla a lunghi passi di marcia, contandoli per riuscire poi a tornare.
Occhi chiusi, remate di braccia.
Verticalità rispetto a cosa?
Un’entità senza nome nella notte, vena o matrice. Attorno al quale lui e le stelle
giravano come un unico satellite.
Come il grande pendolo nella sua rotonda che segna i lunghi moti
giornalieri dell’universo di cui sembrerebbe che non sappia nulla
e tuttavia non può non sapere.La strada, Cormac McCarthy





